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Gianni Morandi con i suoi commilitoni |
di Barbara Bertolini
Questa era la domanda che
permetteva a perfetti sconosciuti di intavolare una simpatica conversazione.
Per molti ragazzi italiani il servizio di leva o la naja era l’unico modo per
uscire dalla famiglia e fare nuove esperienze anche se quasi tutti preferivano
evitare di perdere uno o due anni della loro esistenza al servizio dello Stato
italiano. Quella del servizio obbligatorio di leva è stata un’istituzione
durata 143 anni, dalla nascita del Regno d’Italia fino al gennaio 2005 quando
la legge del 23 agosto 2004 ha sospeso la sua obbligatorietà per tutti quei
ragazzi nati dopo il 1985.
Per certuni è stato “scuola di
vita”, mentre per altri “perdita di tempo”, però, senza dubbio, il servizio
militare ha permesso a tanti giovani del passato, quando “viaggiare” era una
parola poco conosciuta, di scoprire l’Italia
e la sua italianità forgiando uno spirito nazionale, oltre a
catapultarli in un mondo prettamente maschile dove bisognava imparare a
obbedire, rispettare le regole e confrontarsi con gli altri. E, per i ragazzi
nati quando non c’era ancora la televisione, il servizio militare ha permesso
la loro integrazione linguistica, poiché la maggioranza parlava quasi
esclusivamente il dialetto, soprattutto in provincia, omologando così la lingua
italiana. Mentre l’aspetto più negativo
del servizio di leva obbligatorio è stato “il nonnismo”, ovvero scherzi o
comportamenti vessatori verso le giovani reclute che talvolta sono sfociati
anche in suicidi.
LA CHIAMATA
Quando arrivava per posta la
cartolina-precetto della chiamata, bisognava presentarsi presso il distretto
militare competente e sottoporsi alla visita medica di leva. E, qui, molti
speravano di avere qualche piccolo problema per essere riformati.
Sono numerosi quelli che non hanno
fatto il servizio militare perché, oltre alla salute si poteva essere riformati
anche per ragioni familiari come l’essere figlio o fratello di militare
deceduto in guerra o orfano di entrambi i genitori (primogenito): vedovo o
celibe con prole; unico fratello convivente di disabile non autosufficiente;
primo figlio maschio di genitore invalido per servizio o caduto in servizio; terzo figlio maschio se due fratelli avevano già assolto completamente il
servizio di leva; responsabile diretto della conduzione di impresa familiare,
ecc… Insomma le maglie per sfuggirvi erano abbastanza larghe. Oltretutto, a
partire dal 1972, per gli obiettori di coscienza, si poteva prestare il servizio civile in
sostituzione di quello militare. Però, una volta scelta questa via, il ragazzo
che aveva prestato servizio civile non poteva più aspirare ad un posto nelle
forze dell’ordine.
Chi fu arruolato alla fine della
seconda guerra mondiale fu fortunato perché, dopo pochi mesi, fu rimandato a
casa. Infatti, l’Italia usciva sconfitta dalla guerra e i popoli vincitori non
gradivano che l’esercito italiano riprendesse forze. Ecco perché ci fu una
drastica riduzione di soldati in quegli anni (’46-’47-’48). Dopo, tutto ritornò
nella norma.
I giovani, una volta
arruolati, dovevano aspettare qualche mese prima di
essere destinati ai vari corpi d’armata: Marina Militare, Esercito Italiano o
Aeronautica Militare. Il periodo di
ferma obbligatorio continuò, negli anni, a subire riduzioni di tempo: dai 15/24
mesi iniziali si arrivò a 10 mesi nel 1997.
Al soldato veniva data una indennità variabile a seconda del grado e del
corpo di inquadramento.
TESTIMONIANZE
Sono numerose le testimonianze
che si possono trovare, tra queste, quelle dei cantanti famosi che, malgrado la
loro popolarità, furono comunque
costretti a fare il militare per la gioia dei commilitoni che capitavano nella
loro brigata.
Franco Battiato, classe 1945, per esempio, ha fatto il militare
controvoglia. Faceva parte dei famosi “capelloni” come i Beatles e ha avuto superiori che contestavano il suo look
trasandato. L’hanno anche sbattuto in
prigione per un alterco con un superiore. Poi, lui, come si cantava allora, preferiva di gran lunga far l’amore e non la
guerra. Quello del militare è stato un periodo bruttissimo per uno spirito ribelle
come il suo.
Gianni Morandi, classe 1944, era già famosissimo quando fu chiamato
alle armi e si ricorda quel periodo con grande piacere. Di mesi Morandi ne ha fatti ben 15, di cui
due ad Arma di Taggia e tredici a Pavia
nel Battaglione Genio Pionieri della divisione Legnano. La vita di caserma, ha
detto, l’aveva riportato alla normalità, con coetanei, alla pari, che lo trattavano
come gli altri e non più come divo come era abituato, mandandolo a quel paese
se serviva. E questo rapporto diretto e
sincero aveva favorito l’amicizia. Infatti, quelli incontrati durante il
servizio militare, ha affermato, sono
amici rimasti per tutta la vita con cui si sente ancora.
Adriano Celentano, classe 1938 ha fatto il servizio di leva a
Torino. Anche lui era già famoso e la gente lo riconosceva e lo fermava per
strada per chiedergli l’autografo poiché aveva già prodotto i suoi primi dischi
come “Il tuo bacio è come un rock”.
Questa notorietà lo favorì presso i suoi commilitoni. Tuttavia, per andare al
Festival di San Remo dovette chiedere un permesso speciale, una dispensa
firmata nientemeno che dall’allora ministro della Difesa, Giulio Andreotti, a
dimostrazione che il servizio di leva non era uno scherzo.
Lucio Dalla, classe 1943, invece, sulla naja ci ha creato una canzone, “Quand’ero soldato” che con molta ironia
cantava com’era bella la vita allora…
E GLI ALTRI…
Anche tra i ragazzi non famosi, sono
in molti ad aver apprezzato il servizio militare obbligatorio e lo ricordano
con rimpianto.
Dice Giovanni: «Col senno di poi,
un'esperienza meravigliosa, ho preso perfino la patente C».
Mentre per Enrico la naja è stata un'esperienza favolosa che rifarebbe ancora
e alla quale pensa con nostalgia.
Claudio l’ha fatto nella 14a
Compagnia Paracadutisti, 5° Battaglione "El Alamein", un’esperienza
eccezionale, estremamente formativa sia per il carattere che per la
personalità. Ma soprattutto come esperienza umana perché la naja era la prima
vera libertà per un uomo adulto e, secondo lui, è stato un grave errore averla
eliminata.
Francesco la ricorda, invece, come un’ esperienza molto utile ma
anche molto dura presso la Brigata Motorizzata "Aqui" a l'Aquila,
tuttavia rimpiange anche lui quel periodo.
Per Marco, che aveva dei
genitori protettivi, dice che il
servizio militare gli ha permesso di prendere coscienza della necessità di
dover decidere autonomamente. Assegnato al Car di Albenga poi a Cremona, ha
vissuto, quindi, un’esperienza esaltante e formativa. E, secondo lui, è stato
un gravissimo errore aver abolito la ferma obbligatoria: andava solo adeguata
ai tempi.
Per Nicola il servizio obbligatorio di leva, che ha svolto ad Albenga poi a Cremona, è un’esperienza che
gli ha insegnato tante cose, in primis l’importanza della famiglia e lo
rifarebbe anche subito!
Per Luigi la naja (Pisa – IXa Compagnia paracadutisti) gli ha formato il carattere. Anche per lui è
stata dura ma determinante. La rifarebbe senza esitazione.
Secondo Mauro, anche se pensa che l’esperienza della naja sia stata vissuta
con aspetti più negativi che positivi, ritiene tuttavia che ha permesso ai
giovani di relazionarsi meglio con gli altri. E, ritiene anche lui che abolire
il servizio militare senza sostituirlo con un servizio civile obbligatorio sia
stato un grave errore perché avrebbe aiutato le nuove generazioni a capire che
non tutto è scontato e dovuto.
Il più agguerrito contro
l’abolizione del servizio di leva obbligatorio sembra essere Andrea.
Secondo lui è stato un grossissimo errore abolirla poiché la gioventù
viziata e telefonino-dipendente di oggi, che non sa nemmeno rifarsi il letto,
imparerebbe cos’è l’ordine, la disciplina, il rispetto, il sacrificio, la
gerarchia e l’educazione civica, caratteristiche attualmente carenti.
Insomma, chi l’ha amato e chi
l’ha odiato ha riconosciuto nel servizio di leva obbligatorio un importante
passaggio formativo dall’età adolescenziale a quella adulta!
Barbara Bertolini
3 commenti:
Post sicuramente interessante che mi riporta indietro di oltre venticinque anni, quando ho fatto il servizio civile in Croce Rossa come autista di ambulanze. Detto questo, a mio parere tutti questi commenti favorevoli alla naja sono da collegarsi alla nostalgia per la gioventù e non certo alla sua utilità (ce ne fosse uno che ha firmato!). Del resto basta pensare al fatto che chi la doveva fare non riportava alcun vantaggio significativo dopo il congedo rispetto a chi ne era esentato, e gli stessi criteri di esenzione spesso erano discutibili. Carlo
Io o fatto il militare a Bologna nella città di Gianni Morandi nella caserma dove Gianni moranti a fatto i tre giorni al gruppo selettore alla caserma Minghetti che veniva chiamata la casa del soldato a piazza minghetti io facevo sevizio al corpo Darmata quanto mi ritiravo per il rangio lui usciva anche per fare una foto io o cercato di fermarlo ma lui si svincolata per fuggire alla prese di noi tutti non ero solo il necessario lo visto vorrei sapere se lui affermarsi dove a fatto le selezzioni la ringrazio a voi per una buona sera
Ciao Carlo, ai tuoi tempi era vero il tuo ragionamento. Ma al giorno d'oggi, dove i figli unici sono quasi la regola, un anno di naja farebbe davvero bene a questi pargoli iperviziati. Non ti pare? Barbara
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