lunedì 16 dicembre 2024

103. I corrispondenti dalla provincia dei giornali nazionali


di Barbara Bertolini



Succede che nel cassetto dei ricordi vengano fuori questi cimeli: buste con l’intestazione di giornali nazionali ormai fuori tempo e che ben pochi giornalisti posseggono ancora.

Cosa sono? A cosa servivano?

martedì 11 luglio 2023

102. LA MIETITURA E I PICCOLI SPIGOLATORI



di Barbara Bertolini


Nelle mie giornate infantili degli anni ’50 del secolo appena passato il clou della vita contadina era la mietitura che arrivava con il solleone. Le spighe di grano distese al sole erano pronte per essere raccolte e la mietitura avveniva al mattino prestissimo proprio per evitare la calura intensa dell’estate. Anche noi bambini venivamo svegliati alle tre del mattino per essere sui campi già alle quattro. Un giorno di fatica, ma anche di grande festa per tutti perché a mietere era richiesto il concorso di tutta la famiglia, ivi compresi i parenti.

domenica 21 ottobre 2018

101. Il ricamo alla corte di Matilde di Canossa


di Barbara Bertolini

Lucia Franzoni, una gentilissima signora di Casina, tempo fa mi portò a casa sua perché mi doveva far vedere i ricami canusini. Rimasi davvero impressionata per la bellezza di questi capolavori che mani laboriose e gentili realizzavano da secoli.

Mi spiegò che questo “ricamo canusino” fu portato in auge da Maria Bertolani Del Rio, di Reggio Emilia, una psichiatra,  che intorno agli anni ’30 del secolo scorso aveva studiato un metodo interessante per occupare le sue pazienti, spingendole verso la  creatività al fine di farle uscire dalle loro angosce. 

martedì 18 settembre 2018

100. Sulle strade della mia infanzia: lo "SPACCAPIETRE"




di Barbara Bertolini


Sulle strade della mia infanzia ogni tanto c’erano cumuli di sassi e, seduto vicino a questi cumuli, sotto il sole cocente dell’estate o il gelo dell'inverno, un uomo con un grosso martello in mano spaccava queste pietre, ritmicamente, sasso dopo sasso, per farne della ghiaia. Quest’umo di mestiere faceva lo “spaccapietre” uno dei più ingrati lavori manuali esistenti e poiché non aveva guanti, per parare i colpi del martello, aveva ideato copri-dita con i vecchi copertoni delle biciclette.

martedì 21 novembre 2017

99. Il mangiadischi e la generazione “yéyé”


di Barbara Bertolini



La generazione nata prima degli anni ’60 è passata dalla canzone napoletana, che ha dominato incontrastata fino alla fine della Seconda guerra mondiale, a quella melodica di Nilla Pizzi, Claudio Villa, Luciano Tajoli, Gino Latilla  ̶  canzoni le loro cantante a squarciagola dalle nostre mamme mentre erano intente ai lavori domestici  ̶   per transitare dagli urlatori come Tony Dallara, Adriano Celentano, Joe Sentieri ed approdare a quelli che erano i “nostri” cantanti, perché giovanissimi, ovvero Gianni Morandi, Rita Pavone, Caterina Caselli, Patty Bravo, Marisa Sannia, Adamo, ecc…. E poi, subito dopo, ispirati dai Beatles, sono arrivati i rocker o cantanti beat, come l’Equipe 84, i Camaleonti, i Dik Dik, i Nomadi e altri che ci hanno stregati con le loro musiche. E, io che vivevo fra due culture, seguivo con passione anche i cantanti francesi come Sheila, Sylvie Vartan, Françoise Hardy, Antoine, Mireille Mathieu, Jacques Dutronc, Arlette Zola, ecc…

sabato 15 aprile 2017

98. La saga di una famiglia di astronomi che per cento anni ha vissuto nell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte

Osservatorio astronomico di Capodimonte
di Barbara Bertolini


E’ capitato raramente che nel mondo scientifico padre, figlio e nipote diventassero astronomi e, tutti, ottimi scienziati. Ma la cosa ancora più strana è che la loro attività la svolgessero presso lo stesso osservatorio, ovvero quello astronomico di Capodimonte di Napoli che ha avuto il privilegio di ospitarli in una continuità familiare e scientifica veramente singolare.

Il molisano Antonio Nobile, suo figlio Arminio e suo nipote Vittorio sono stati i protagonisti di questa saga familiare per un secolo, dal 1819 al 1920 fino a quando, Vittorio, fu costretto a scegliere tra la sua attività di astronomo e quella dell’insegnamento e optò per quest’ultima.

Nell’Osservatorio astronomico di Capodimonte nacquero sia Arminio che Vittorio poiché gli astronomi avevano obbligo di dimora. 

Il primo ad entrare come assistente nell’Osservatorio di Capodimonte, allora appena inaugurato, è stato Antonio Nobile.

mercoledì 8 febbraio 2017

97. Com'era ecologico il grembiule delle massaie!


di Barbara Bertolini


Un indumento che è andato poco a poco scomparendo nelle case è il grembiule, la divisa per eccellenza delle massaie. Nonne, mamme e anche giovinette se lo toglievano raramente. I motivi erano tanti ma il primo era quello di salvaguardare quel poco di vestiti che si possedeva. Infatti, il guardaroba di nonne o bisnonne, fino ai primi anni ’60, era davvero misero sia per la povertà della gente ma anche perché ogni indumento veniva fatto a mano e richiedeva, quindi, molto tempo per la sua realizzazione. Inoltre, non c’era ancora la lavatrice e si doveva, con fatica, lavare tutto a mano in grandi mastelli. Sto parlando del mondo contadino, anche se la buona borghesia italiana non aveva certo a disposizione, nemmeno lei, tutto quello che abbiamo ora.

lunedì 28 novembre 2016

96. La notte di San Giovanni e la sporca guerra ai civili

La Bettola nel 1944


Del passato non ci sono solo scenari idilliaci da ricordare ma anche storie terribili di violenze e barbarie come questa, avvenuta alla “Bettola”, comune di Vezzano, vicino a Reggio Emilia, la notte di San Giovanni del 1944, una calda notte stellata,  dove pace e serenità regnavano sovrane perché  il coprifuoco, in vigore dalle 22, impediva a chiunque di uscire.

In quel lontano 1944 la guerra ormai aveva dato il peggio di sé e non c’era più nulla da perdere sia per i fascisti che per i tedeschi ma, anche i partigiani colpivano duro: insomma si era arrivati ad un punto di non ritorno dove non c’era più umanità per nessuno, come dimostra questo episodio, non certo il solo nel panorama italiano di allora. Anzi, dicono M. Durchfeld e M. Storchi* che  le stragi perpetrate dai tedeschi di più ampie proporzioni avvennero proprio nell’estate-autunno di quell’anno.

mercoledì 18 maggio 2016

95. Una lavagna, il…computer della mia infanzia

Siamo negli anni ’50, i genitori di Rita Frattolillo, seconda di quattro figlie, decidono di non mandarla a scuola ma di tenerla a casa a badare alle sorelline più piccole. La mamma e il papà sono insegnanti e, quindi, all’educazione scolastica penseranno loro. Ecco i ricordi di Rita di questa inusuale esperienza:
***


Per quanto possa sembrare strano, a casa mia tra tutte le camere preferivamo la cucina.
La domenica, quando tutti erano liberi dal lavoro e non c’era fretta, ci piaceva indugiare intorno alla grande tavola apparecchiata per la prima colazione, e, tra un sorso e l’altro di caffelatte, chiacchierare del più o del meno. E fare il programma della giornata, che spesso comprendeva un’escursione fino a un certo castello o a quel tale sito archeologico.
Nelle lunghe sere d’inverno, poi, pur se ogni stanza aveva il proprio camino, ci piaceva sederci in circolo intorno a quello della cucina, dove, con gli occhi stregati dallo sfavillio dei carboni che ardevano nel focolare, seguivamo in silenzio i “cunti” di paese raccontati dalle vecchie donne di casa.

domenica 7 febbraio 2016

94. DOVE HAI FATTO IL MILITARE?


Gianni Morandi con i suoi commilitoni

di Barbara Bertolini

Questa era la domanda che permetteva a perfetti sconosciuti di intavolare una simpatica conversazione. Per molti ragazzi italiani il servizio di leva o la naja era l’unico modo per uscire dalla famiglia e fare nuove esperienze anche se quasi tutti preferivano evitare di perdere uno o due anni della loro esistenza al servizio dello Stato italiano. Quella del servizio obbligatorio di leva è stata un’istituzione durata 143 anni, dalla nascita del Regno d’Italia fino al gennaio 2005 quando la legge del 23 agosto 2004 ha sospeso la sua obbligatorietà per tutti quei ragazzi nati dopo il 1985. 

domenica 13 dicembre 2015

93. Le serve nelle case borghesi del passato, racconto di Lina Pietravalle

Fino alla fine della Seconda guerra mondiale era facile trovare nelle case delle persone abbienti la servetta, ovvero una ragazza di campagna andata a servizio presso una famiglia per poter guadagnare un po’ di soldi, che avrebbe poi utilizzato sia per il suo corredo, una volta che andava sposa, sia per aiutare la propria misera famiglia. E non era raro che queste giovinette, trattate molte volte come vere schiave, diventassero anche un oggetto sessuale dei maschi di famiglia, con gravidanze indesiderate, come ci espone la scrittrice Lina Pietravalle ne “I racconti della terra”.

La scrittrice ci trasporta negli anni Venti del secolo appena passato e, con un linguaggio ricco e raffinato, pieno di sfumature psicologiche, ci racconta la storia di Rosanella inviata a servizio in un paese del Molise.

domenica 18 ottobre 2015

92. La responsabilizzazione dei figli nel passato e la deresponsabilizzazione di adesso


di Barbara Bertolini


Per i genitori del passato l’educazione dei propri figli era sentita come primordiale. I ruoli erano chiari: non c’era la mamma amica né, tanto meno, il papà amico (che veniva chiamato babbo). Anzi, soprattutto nel mondo contadino, i figli davano del “voi” ai propri genitori. E, questo “voi” marcava una distanza di rispetto che non permetteva intemperanze, oltraggi o volgarità. Nessun bambino rispondeva ai propri genitori senza beccarsi un sonoro ceffone.

Con gli insegnanti era ancora peggio. Arrivati a scuola si doveva ubbidire senza fiatare alle regole da loro imposte. Gli scolari si guardavano bene dal riferire ai propri genitori le punizioni ricevute in classe perché, una volta a casa, rischiavano di prendersi una doppia razione di scappellotti. Se si era stati puniti, pensavano mamma e papà, era senz’altro per una giusta ragione ed era quindi normale che gli educatori correggessero l’alunno.

giovedì 18 giugno 2015

91. La gita scolastica del passato

di Barbara Bertolini



Gli eccessi degli studenti alle gite scolastiche di oggi mi riportano a quelle del passato, all’entusiasmo che provavamo per la prima vera uscita di tutta la classe.  Un premio che veniva concesso in genere ai bambini arrivati all’ultimo anno obbligatorio: la quinta elementare. 
Le mete erano di una sola giornata: nessuna aveva soldi da spendere in alberghi o ostelli della gioventù che in Italia erano ancora rari. Per cui, l’itinerario era previsto a piedi oppure in pullman se la destinazione  era più lontana. La scampagnata nei dintorni del paese oppure la gita vera e propria era, per noi, motivo di grandissima felicità. Ci si preparava almeno un mese prima a questo avvenimento e, arrivato il giorno, con la nostra colazione al sacco, ci avviavamo festosi per assaporare un momento di puro piacere.

lunedì 11 maggio 2015

90. Il mese di maggio nei paesini italiani



E’ ritornato maggio, con tanti fiori….♫♫♫

Oltre all’esplosione della natura che riprendeva in pieno il suo ritmo rigeneratore con un tripudio di suoni, odori e colori,  nel passato, nei paesini italiani,  maggio assumeva un carattere puramente religioso: il mese della Madonna. Che veniva rispettato da tutti. I ritmi lenti del tempo ci permettevano di assaporare a pieno dei primi tepori estivi. Nel mio paese, diviso da tante borgate, ognuna aveva il proprio oratorio. Ed era lì che, quando sentivano il suono della campanella, ci riunivamo all’ora del vespro  per il rosario.  Poiché non c’erano i sacerdoti, impegnati tutti nelle chiese importanti, da noi la festa era davvero solo ed unicamente al femminile per cui allegra, con tutti i canti, colorata, con tutte le decorazioni  di fiori e sinceramente devota. Credo che da nessuna parte la Madonna venisse festeggiata con tanto ardore come a Cà de Pazzi.

lunedì 2 marzo 2015

89. Le balere del tempo passato, come i giovani si divertivano negli anni ’40-‘60

Balli nell'aia (Serena Ranieri)


di Barbara Bertolini


Abbiamo tutti sentito parlare della balera,  la discoteca del passato, la sala da ballo formato economico dei nostri genitori, nonni  o bisnonni, maliziosa e galeotta poiché  ha permesso di poter avvicinare la persona desiderata, in tempi in cui non era possibile nessun contatto con l’altro sesso. 

L’Emila Romagna è considerata per eccellenza la patria della balera.  Ed è emiliana la novantenne signora Armentina Bonini,  a cui mi rivolgo per attingere informazioni sul passato poiché i suoi ricordi sono nitidi.

sabato 24 gennaio 2015

88. I primi supermercati e ipermercati sono arrivati in Italia in pieno boom economico

foto Esselunga
di Barbara Bertolini

Negozio, emporio, spaccio, bottega, rivendita, sono le varie denominazione dei luoghi dei nostri acquisti fino agli anni ’60, insomma, tutto, tranne supermercato. Fino ad allora il nostro potere di acquisto era molto limitato e, quindi, non abbiamo potuto fare come i ricchi americani che già verso la fine degli anni ’40 contavano più di 30 mila supermercati sul loro territorio.
   
La data esatta dell’apertura del primo supermercato italiano è il  27 novembre 1957,  a Milano. Infatti,  in viale Regina Giovanna, una ex officina ospita “Supermarket Italiani S.p.A.” ,  il  rivoluzionario negozio che stravolgerà il modo di fare la spesa di milioni di persone.

giovedì 20 novembre 2014

87. Alla ricerca delle proprie radici : dalla Francia a un paesino dell’Appennino reggiano

I francesi appena arrivati al "Sasso" davanti alla casa dei loro avi
di Barbara Bertolini

Ognuno di noi vuole sapere chi è, da dove viene e chi sono i suoi antenati, ecco perché le ricerche  genealogiche, grazie anche ad internet, sono in pieno boom.

Il flagello dell’emigrazione, in passato, ha spostato da tutta la penisola italiana, in particolare dalle zone rurali, milioni di persone alla ricerca di un lavoro soprattutto in Europa e nelle Americhe.  Altri, una minoranza, hanno invece lasciato l’Italia per motivi politici, per dissidi familiari, per spirito di avventura.  E’ pur vero che il fenomeno migratorio ha ripreso, ma gli emigrati di adesso sono istruiti e hanno sempre il telefonino in mano e, quindi, non interrompono i rapporti con i parenti lasciati in Italia, come succedeva, invece, prima e come dimostra questa storia.

domenica 5 ottobre 2014

86. La vendemmia e la pigiatura dell'uva negli anni '50


Ai tempi miei la scuola ricominciava ad ottobre. I pargoli erano una forza lavoro non indifferente per l’agricoltura  e, in una nazione in cui più del 60% dei suoi abitanti lavorava la terra, si tenevano in gran considerazione i lavori dei campi che si concludevano, per i bambini, con la raccolta dell’uva.  Ecco perché non si andava a scuola fino al primo di ottobre.

Il vigneto nella famiglia contadina ha occupato sempre un posto di rilievo. Esso veniva seguito nell’arco di tutte le stagioni con i lavori di potatura, legatura e piegatura dei tralci,  zappatura del terreno, della cimatura e, infine, della protezione dell’uva dai predatori naturali  come gli uccelli.

mercoledì 25 giugno 2014

85. La maternità fuori dal matrimonio: lettera di una ragazza piena di dubbi

Fino alla fine degli anni ’60, l’ingenua e sprovveduta ragazza  rimasta incinta perché aveva ceduto alla famosa prova d’amore che le chiedeva il fidanzato  ̶  che poi alla notizia dell’imminente arrivo del bebè se la svignava a gambe levate  ̶  veniva vista male. Additata da tutta la comunità come una “poco di buono”, una vera condanna morale anche per la sua famiglia.  Poi, arrivò all’improvviso il femminismo e spazzò via i pregiudizi e la donna, per la prima volta da millenni, acquisì la consapevolezza che la maternità fuori dal matrimonio non fosse più una colpa.  

Questa lettera, vera, scritta da una ragazza all’inizio degli anni ‘70 dimostra l’evoluzione del pensiero femminile nei riguardi della maternità (luoghi e nomi sono stati cambiati).

martedì 10 giugno 2014

84. Come si faceva a lievitare il pane nel passato? E la madre dell'aceto?


Pane emiliano
La donna, nella sua storia millenaria, ha sempre fatto tutto a mano e, questo, fino agli anni '50 del secolo appena passato, quando improvvisamente è esplosa la modernità.  Però, in quegli anni, in molti paesini dell’Appennino e delle Alpi non era giunta questa ventata poiché non avevano l’energia elettrica e, quindi, non possedevano gli elettrodomestici, tra cui il frigorifero, che era comunque una rarità anche nelle famiglie più benestanti perché molto costoso.  Difettando questo elemento, le casalinghe utilizzavano il savoir faire che si era tramandato da generazioni.

Per esempio, la “pasta madre”,  era uno degli ingredienti più importanti da avere sotto mano poiché era indispensabile per lievitare il pane che veniva fatto rigorosamente in casa ma, anche, per la realizzazione di dolci. Nessuno comperava il lievito di birra, quello che ora si trova in tutti i supermercati e che deve essere conservato in frigo. Questo discorso valeva anche per l'aceto.

In che cosa consisteva questa “pasta madre”?  Come si faceva?