sabato 15 aprile 2017

98. La saga di una famiglia di astronomi che per cento anni ha vissuto nell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte

Osservatorio astronomico di Capodimonte
di Barbara Bertolini


E’ capitato raramente che nel mondo scientifico padre, figlio e nipote diventassero astronomi e, tutti, ottimi scienziati. Ma la cosa ancora più strana è che la loro attività la svolgessero presso lo stesso osservatorio, ovvero quello astronomico di Capodimonte di Napoli che ha avuto il privilegio di ospitarli in una continuità familiare e scientifica veramente singolare.

Il molisano Antonio Nobile, suo figlio Arminio e suo nipote Vittorio sono stati i protagonisti di questa saga familiare per un secolo, dal 1819 al 1920 fino a quando, Vittorio, fu costretto a scegliere tra la sua attività di astronomo e quella dell’insegnamento e optò per quest’ultima.

Nell’Osservatorio astronomico di Capodimonte nacquero sia Arminio che Vittorio poiché gli astronomi avevano obbligo di dimora. 

Il primo ad entrare come assistente nell’Osservatorio di Capodimonte, allora appena inaugurato, è stato Antonio Nobile.

Antonio NOBILE nasce a Campobasso nel 1794. In che anno egli sia andato a Napoli non si sa. Ma racconta Carolina Fiore, la moglie di suo nipote Vittorio, che il padre Francesco lo mandò a Napoli per diventare medico. Antonio, tuttavia, preferì seguire la sua vocazione per le matematiche e le scienze  ecco perché all’università partenopea frequentò i corsi dell’illustre matematico Filippo Maria Guidi.

Il ragazzo si distingue subito per acume, intelligenza e entusiasmo e, soprattutto una materia lo appassiona più delle altre ed è l’astronomia. Proprio in quel periodo le lezioni sono tenute dall’astronomo  Giuseppe Piazzi, chiamato a Napoli dal re per realizzare la specola di Capodimonte. Questo era il nome dato anticamente ad un osservatorio astronomico.

Infatti, Francesco I di Borbone, definito re scienziato per i suoi interessi scientifici, aveva pensato all’ingrandimento dell’ Osservatorio astronomico a Napoli -  la cui prima ubicazione era sul Colle di S. Agnello -  spostandolo e ingrandendolo a Capodimonte e, per questo, aveva chiamato il Pazzi che godeva nel Regno di grande fama. L’Osservatorio fu inaugurato nel 1819. A quella data risultava Direttore e primo astronomo, Ing. Carlo Brioschi, secondo astronomo, Ernesto Capocci e assistente il nostro molisano Antonio Nobile col soldo di venticinque ducati al mese e l’obbligo di dimora.
Un anno fortunato il 1819 per il giovane Nobile poiché in quello stesso periodo vince anche per concorso la Cattedra di geometria nel Collegio medico Cerusico, cattedra che mantiene per 18 anni fino a quando non è abolita.

Contemporaneamente all’attività di astronomo, il molisano non tralascia altri suoi studi particolari di Fisica.  Infatti nel 1828 pubblica un Saggio sulla determinazione del calore diurno a Napoli e una Memoria sulla determinazione del peso specifico dei liquidi, presentate al Reale istituto d’Incoraggiamento alle Scienze Naturali in Napoli. Inoltre il suo maestro, Filippo Maria Guidi, titolare della cattedra di Algebra nell’Università di Napoli stima talmente il giovane, suo discepolo, da farsi sostituire da lui durante una sua lunga malattia, e questo per tutto l’anno scolastico 1830/31.
Nonostante una salute cagionevole che lo costringe ad alternare momenti di grande attività e momenti di riposo, Antonio Nobile riesce a portare avanti con successo le sue ricerche e le sue lezioni universitarie.

Nel 1931, dopo aver terminato le lezioni dell’intero anno scolastico 1831 Nobile intraprende un lungo viaggio scientifico che lo porterà nelle principali città d’Europa per permettergli di mettersi in contatto con scienziati di fama mondiale e prendere cognizione dei progressi scientifici raggiunti fuori dal Regno. Un viaggio che dura da luglio 1831 a dicembre 1832, finanziato interamente dal Governo napoletano.

Le esperienze acquisite durante il viaggio, le osservazioni di fenomeni naturali (si spinge fino alla lontana Irlanda per lo studio delle maree), le conversazioni con gli studiosi avvicinati nelle varie regioni d’Italia e d’Europa come il matematico francese Jean-Nicolas-Pierre Hachette o il fisico inglese Michael Faraday, furono materia di Rapporti che il Nobile inviò scrupolosamente e che fecero l’oggetto di tante conferenze una volta ritornato in sede.

Nel 1833, con la morte di Brioschi e la nomina di Capocci alla direzione dell’Osservatorio, è promosso alla qualifica di secondo astronomo. Due anni dopo, all’età di 41 anni, si sposa. La ventottenne Maria  Giuseppa Guacci ( 1807-1848), figlia di un tipografo è una donna brillante, dall’ingegno vivace la quale, nel tempo in cui le donne in generale imparavano appena a leggere e scrivere e un po’ di musica, sapeva di lettere e scriveva versi ammirati dal famoso purista Basilio Puoti che le fu maestro. Di questi versi già nel 1832 era stata stampata una pregevole raccolta. Casa Guacci era diventata un salotto letterario dove si riunivano persone amanti di belle lettere e di musica. Ed è probabile che Nobile abbia conosciuto proprio così la ragazza.
Antonio Nobile

Da questa unione nascono nella specola di Capodimonte due figli: Arminio e Emilia. Emilia (1889-1963) diventerà successivamente direttrice della Biblioteca Lucchesi Palli e professoressa di Filosofia all’Università napoletana.

Secondo Carolina Fiore, che ci da un affresco della vita dei Nobile in quel periodo:

«Giuseppina fu compresa dei meriti dell’illustre consorte: moglie affettuosissima, madre ed educatrice amorosa, perfetta ed ospitale padrona di casa, sempre accompagnava il marito a Campobasso dove egli ritornava con piacere per rivedere parenti ed amici e per ritemprare all’aria natia la salute che cominciava ad essere malferma; e là i suoi concittadini rivolgevano all’illustre consorte dello scienziato accoglienze fin troppo calorose, almeno a giudicare da un accenno di lei in una lettera alla madre»

Quello che non ci racconta Carolina è che Giuseppina Guacci, prima di maritare Nobile aveva un legame amoroso clandestino ed epistolare con  Antonio Ranieri (scrittore, patriota, senatore del Regno) conosciuto alla scuola del Puoiti e che, nel 1835, sposa il molisano benché non ne sia  ̶  come dice lei  ̶  “innamorata punto”, probabilmente solo per accasarsi come si usava in quel periodo poiché una donna, considerata già vecchia a quell’età, senza un uomo, contava ben poco. Ciò non toglie che con l’arrivo dei figli, la sua situazione sentimentale si sia potuta modificare e, perché no, innamorarsi effettivamente di Antonio.

Intanto Nobile tra il 1842 e il 1844  rivolge la sua attenzione al problema delle maree in rapporto alla pressione atmosferica, come testimoniato da due differenti memorie presentate alla R. Accademia delle scienze di Napoli. E, soprattutto, è tra gli organizzatori e prende parte, nel settembre 1845, al VII Congresso degli Scienziati italiani, che si tiene a Napoli per volontà di Ferdinando II e che vede la partecipazione di più di 600 tra i maggiori scienziati dell'epoca.

Animo sensibile e attento alle esigenze di cambiamento della società in cui visse, nel 1848 Nobile riprende ad organizzare con la moglie, nella loro casa di Capodimonte, le riunioni 'sabatine' che la Guacci era solita tenere nella sua abitazione di via Toledo prima del matrimonio.  In quelle riunioni, dati i nomi di alcune personalità che vi intervenivano, nomi segnati nelle pagine del Risorgimento, è ben ovvio immaginare che si scivolasse dalla letteratura su scottanti argomenti di politica e non è un mistero che i coniugi Nobile professassero sentimenti liberali aperti all’idea d’Unità d’Italia.

Alle proteste e alle richieste di monarchia costituzionale da parte degli intellettuali napoletani, come sappiamo, Ferdinando II rispose però con una repressione feroce, seguita da persecuzioni politiche contro tutte le personalità considerate compromesse, tra cui Nobile fervente patriota.
Ecco perché la reazione borbonica del 1848 raggiunge anche la specola di Capodimonte e per Nobile e la sua famiglia comincia un periodo difficile.
Nel 1850, Nobile è dimesso dall'impiego presso l'Università, insieme ad altri esponenti liberali del mondo accademico. Gli effetti del decreto hanno conseguenze però solo sulla sua attività universitaria poiché gli è permesso di mantenere la sua posizione di secondo astronomo ma non può assumere quella di direttore dell’Osservatorio, ruolo affidato a Leopoldo Del Re. A causa delle sue idee politiche, nel 1853 gli è anche negata la nomina a socio del Reale Istituto di Incoraggiamento di Napoli.

Ciononostante, fra dolori ed amarezze, con l’innato senso del dovere, continua la sua attività di studioso. Infatti nel 1859 elabora un sistema per determinare la differenza di longitudine tra le città di Napoli e Roma, basandosi sull'analisi delle traiettorie dei meteoriti.
Dovrà aspettare la caduta del governo borbonico per riprendere nel 1862 il titolo di Professore emerito dell’Università di Napoli.

 Muore a Napoli l’anno dopo a 69 anni (2 agosto 1863).
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Suo figlio Arminio NOBILE, nato il 12 agosto 1838 nello stesso Osservatorio di Capodimonte, come già detto, è educato ed istruito dalla mamma nei suoi primo dieci anni di vita. Morta Giuseppina nel 1848 è il padre a prendere il timone della sua educazione. Compiuti gli studi secondari passa alla Scuola d’Applicazione di Ponti e Strade che sarebbe poi l’attuale politecnico dove consegue il titolo di ingegnere. Lo troviamo nel 1860 iscritto nelle liste della Guardia Nazionale provvisoria e, nel 1861, è ammesso alla Scuola d’Applicazione d’Artiglieria e Genio di Torino con il grado di Sottotenente di Artiglieria.

L’Osservatorio astronomico di Capodimonte gli è rimasto nel cuore ecco perché a Torino sente forte la nostalgia della sua Napoli. Dopo aver dato le dimissioni dall’esercito, infatti, nel 1864 entra come alunno e poi Assistente nella Specola di Capodimonte. E, anche lui come il padre, intraprende la carriera accademica insegnando varie materie tra cui matematica, geometria descrittiva con disegno, algebra complementare. Dal 1879 gli si aprono le porte dell’Università: vince la cattedra di Geodesia teoretica.

Nel 1872 sposa Emma von Sommer, figlia del suo collega Oscar. Dalla loro unione nascono ben sette figli.

Arminio ha primeggiato soprattutto nell’Astronomia di posizione. Le sue numerose Note e Memorie pubblicate in più di trent’anni di attività scientifica hanno evidenziato la sua straordinaria abilità di osservatore e di calcolatore e l’originalità delle sue ricerche. E’ stato il primo al mondo ad aver messo in luce la variabilità a corto periodo, cioè annuo, della latitudine geografica di un luogo, ciò che equivale ad uno spostamento del polo geografico sulla superficie terrestre.  
L’attività scientifica di Arminio Nobile è continuata fino alla sua morte avvenuta il 14 giugno 1897.
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L’ultimo astronomo di casa Nobile è Vittorio  anche lui, come il padre,  nasce nella specola di Capodimonte il 27 ottobre del 1875.

Cresce in un ambiente scientifico e familiare che lo forma a grandi ideali. Compiuti gli studi liceali frequenta l’università a Napoli e, un anno dopo la morte del padre, nel 1898 consegue la laurea in matematica.

Contemporaneamente, come ha fatto suo nonno prima e suo padre poi, durante gli studi universitari inizia la carriera nell’Osservatorio di Capodimonte  dove è nominato Secondo assistente il 1° nov. del 1897 e, quindi, promosso Primo assistente due anni dopo. Raggiunge il grado di Primo astronomo nel 1904.  Il servizio effettivo alla specola si protrae fino al 1918 con due anni di distacco perché assegnato come aiuto presso la cattedra di Meccanica razionale dell’Università di Napoli.
A questa attività Vittorio affianca anche l’insegnamento che svolge presso l’Istituto Volta di Napoli dove conoscerà la futura moglie.

Ed è qui che sorge il problema quando un decreto, nel 1920, stabilisce che non si possono più cumulare due cariche costringendo il nostro a scegliere tra l’insegnamento o la specola.
Dice la moglie di Vittorio:

«Con eroica  decisione, soffocando con dolore suo e dei suoi atavici sentimenti, Vittorio Nobile lasciò definitivamente l’Osservatorio di Capodimonte rimanendo professore di matematica nell’Istituto industriale A. Volta di Napoli. Così la famiglia Nobile nel 1920 si allontanò da quella dimora dopo un secolo da che vi era entrato nel 1819 il capostipite Antonio. Di padre in figlio e nipote tre astronomi nell’arco di un secolo».

Per la cronaca Vittorio, grazie alla sua vasta produzione scientifica riesce successivamente ad entrare nell’insegnamento universitario nella cattedra di ruolo di Astronomia e in quella di Geodesia per incarico.

Vittorio si era sposato con Carolina Nobile Fiore, insegnante di matematica che lo sostituisce al “Volta” quando è chiamato all’insegnamento universitario.
I due non hanno avuto figli.  Vittorio Nobile si è spento il 7 dicembre del 1966 e, non essendovi discendenti, è finita con lui la famiglia Nobile.

Il nome però rimane a ricordo e nelle opere di tre uomini integri, veri scienziati, che indagando le armonie dell’Universo hanno lasciato orme indelebili nella Scienza di Urania.
E a noi posteri rimane un bell’esempio di scienziati che, in quel periodo  ̶  mancanza di mezzi di comunicazione e viari, guerre, malattie, povertà  ̶  con il loro lavoro, il loro impegno prodigato fino all’esaurimento delle loro capacità, hanno saputo far avanzare il progresso apportando un tassello importante alle future generazioni.

Barbara Bertolini©2017Tutti i diritti riservati

Bibliografia:
Carolina Fiore Nobile, Antonio, Arminio, Vittorio Nobile astronomi all’Osservatorio di Capodimonte, casa editrice Aurelia, 1974
DBI, voce Antonio Nobile
Barbara Bertolini, Rita Frattolillo, Molisani milleuno profili e biografie, ed. Enne, Campobasso 1998




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