domenica 13 gennaio 2013

68. Cosmetica del passato

Le donne di tutte le epoche hanno sempre saputo migliorare il loro aspetto attingendo ai prodotti di bellezza  naturali. Le egiziane, cinesi, greche, romane  dei secoli avanti Cristo avevano già scoperto i tanti segreti della cosmesi e utilizzavano intrugli di tutti i tipi per la cura del corpo.

La studiosa Patrizia Turrini, dell’Università di Siena, che ha fatto un’indagine in merito, ci parla di una certa Trotula, donna sapiente e colta, medico della scuola salernitana, vissuta nel  Medioevo,  e quindi più vicina a noi, che, oltre alle malattie femminili, si è occupata anche di igiene e di bellezza. Ebbene, questa medichessa nel suo trattato, Il De Ornatu,  già  insegnava alle donne come eliminare rughe e peli superflui, come rendere smaglianti i denti e la pelle bianca e libera da impurità, come evitare le borse sotto gli occhi e le screpolature, ma anche come truccare viso e labbra e tingere di biondo o di nero i capelli.
Per ottenere dei capelli biondi, Trotula proponeva una tintura ottenuta con corteccia di sambuco, fiori di ginestra, zafferano e tuorlo d'uovo; oppure un unguento a base di api, chiuse in una pentola, scottate sul fuoco e impastate con olio; e ancora anemoni tritati, mescolati con latte di capra. Per allungare i capelli e tingerli di nero, consigliava un unguento ottenuto facendo bollire in olio la testa e la coda di una lucertola verde. Per il trucco di viso e labbra, una mistura di miele, vitalba, cetriolo e acqua di rose, bolliti fino a consumarne la metà. Le labbra venivano truccate strofinandovi la corteccia di radici di noce  e  passandovi  poi sopra  un  colore  artificiale  ottenuto  da  un'alga,  bianco  d'uovo  e prezzemolo, e polvere di allume. Infine per schiarire il viso Trotula consigliava un unguento  di  cera  e  olio. Alcuni ingredienti  prescritti  da Trotula -  quali  acqua  di rose, canfora, crusca - sono utilizzati ancora oggi  nelle varie creme industriali. Un'altra trovata importante contro le rughe, valida allora come oggi, è l'olio di ricino che funziona in particolar modo sulle rughe intorno agli occhi. Si deve metterne un poco qualche ora prima di andare a letto. Funziona a meraviglia.


E’ stata persino ritrovata un’antica effige romana dei primi secoli d.C., dove è rappresentata l’estetista Iulia Agele, di 80 anni, raffigurata accanto al fornello usato per riscaldare la resina con cui depilare le ricche matrone. Accanto a lei è scolpita la cliente a gambe scoperte!

Insomma, anche nel settore della cosmesi, c’è ben poco di nuovo all’orizzonte, già tutto è stato inventato prima, anche se bisogna aspettare l’anno di grazia 1890 prima che venga fondato a Parigi, da Madame Lucas, il primo istituto di bellezza.

Però, quello di cui vi voglio raccontare io è la cosmetica povera, poverissima del periodo della guerra e del dopoguerra. Come si imbellettavano le nostre mamme, nonne o bisnonne quando non avevano un soldo in tasca e l’industrializzazione dei prodotti stava ancora per essere messa a punto?

Una cosmetica popolare, basata esclusivamente su ingredienti “umili” è sempre esistita.  E il prodotto di igiene del corpo più utilizzato in tutte le epoche è senz’altro il sapone.  Un sapone che veniva realizzato nelle case contadine negli anni ’40-’50 con il grasso di animale, in particolare il maiale a cui si aggiungeva la soda caustica. E poiché non c’erano soldi per comperare profumi, gli si toglieva lo sgradevole odore che emanava aggiungendo del borotalco. Almeno questa è la ricetta della Signora Armentina, veterana di questo blog - che dice - bisognava bollire questo grasso ore e ore perché si squagliasse completamente grazie alla soda caustica.  Ma il sapone poteva venir realizzato con i fondi di olio, con lo strutto e lardo, e il migliore era però quello fatto con l’olio d’oliva. Per quanto riguarda il talco è un prodotto che si trova in natura, è infatti un minerale e l’Italia ne sforna 100 mila tonnellata all’anno che estrae dai vari giacimenti delle Alpi, della Toscana e della Sardegna. Dunque abbondante e poco caro. In cosmetica si chiama “borotalco” perché nel 1874 un farmacista di Firenze, Henry Roberts, vi aggiunse dell’acido borico e scoprì così uno dei prodotti più utilizzati dagli italiani fin dalla culla.

Come si lavavano i capelli nel periodo bellico? Lo shampoo utilizzato era nientemeno che la lisciva di bucato, quel bucato che veniva fatto, una volta al mese, dentro un gran pentolone con la cenere, per intenderci. Poi, per farli brillare, nell’ultimo risciacquo ci si metteva l’aceto di vino. Effetto davvero fantastico. Per schiarirli, invece, la camomilla raccolta nei campi, poi fatta bollire, era perfetta.

Per quelle che non rinunciavano alla cura della propria pelle,  l’unguento per eccellenza utilizzato era  la cera d’api. Tra le resine c’era la ragia di pino,  la trementina, il mastice e la pece e un buon chimico sapeva trasformare questi prodotti in creme cosmetiche super efficienti e che sono comunque gli antenati delle creme odierne. Però, nei piccoli paesi dove non c’era il farmacista, le nostre nonne dovevano, come sempre, arrangiarsi da sole.

Tra i profumi che più circolavano nelle case del dopoguerra c’era la “violetta di Parma” e ” l’acqua di rose”.  In quel periodo la donna, per apparire bella,  doveva avere un incarnato diafano,  quasi bianco latte, niente abbronzatura, moda importata dalla Costa Azzura solo dopo gli anni '60. E, quindi, molte contadine, la cui pelle si abbrustoliva al sole mentre erano affaccendate nei lavori dei campi, per sbiancarla, utilizzavano la pomata del Dott. “Biancardi”, una crema densa che dava un aspetto quasi "lunare", poco piacevole.  Questo è l’unico prodotto di bellezza che ho visto circolare in casa negli anni ’50, insieme al rossetto.  

Poi, arrivò la TV e Carosello, che portò nelle nostre case il desiderio e la voglia di tanti prodotti industriali come quelli della Mira, della Palmolive, della Roberts:  saponette, dentifrici, shampoo, crema da barba, ecc… e si entrò nel mondo favoloso ed effimero dei prodotti già pronti, usa e getta. Il boom economico di quegli anni  aveva portato nelle tasche di tanti italiani un po’ di soldi che permettevano anche di acquistare il superfluo.
Barbara Bertolini -  tutti i diritti riservati

5 commenti:

Anita ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anita ha detto...

Io uso regolarmente la pomata del dottor Biancardi, mi faccio una bella maschera da restare posa per 30 minuti, rende la pelle pulita e uniforme. Altra crema vintage molto efficace? La Nivea in lattina, una al mese per me è la pelle è liscia e morbida

Altri Tempi ha detto...

Mia mamma ha utilizzato la biancardi per tutta la vita ed ha la pelle molto meglio della mia che ho sprecato denaro per creme costosissime che non sono servite a nulla. La Biancardi per me è troppo corposa, ma la Nivea potrei provare. Grazie, Barbara

Unknown ha detto...

fine a che età si può usare questa crema

ALTRI TEMPI ha detto...

La Biancardi non è molto cremosa e a mio avviso è utile per schiarire l'incarnato. La si può usare tutta la vita, dipende molto dal tipo di pelle che hai. Non credo sia adatta per pelli molto secche.