domenica 5 aprile 2009

2. Come realizzare tessuti in canapa: dalla semina della pianta alla tela


La Signora Armentina, 84 anni, ha deciso di affidare alla memoria di questo blog la LAVORAZIONE DELLA CANAPA, attività che ha svolto fino agli anni ’50 nel suo paese di Sang Giovanni di Querciola e che permetteva alle famiglie di contadini di essere completamente autonome anche nella realizzazione dei tessuti, in particolare per il corredo delle figlie, allora indispensabile per ogni giovane sposa. Bastava seminare mezza biolca di terreno per il fabbisogno di una famiglia di 10 persone.
Ecco la sua descrizione:


LAVORAZIONE DELLA CANAPA nei ricordi di Armentina


La canapa assomiglia alle piantine di marijuana, ma noi, all’epoca, non sapevamo proprio cosa fosse la droga.
La semina avveniva nel mese di aprile e la raccolta a settembre.
Dopo aver raccolto la pianta si toglieva la semenza che sarebbe servita per la futura semina. Per togliere questa semenza la si bolliva con un po’ d’acqua e la si lasciava macerare.
In quanto alle piante di canapa, venivano fatte delle fascine che si immergevano nell’acqua per quaranta giorni.
Quando era pronta, la si toglieva dall’acqua, la si lavava, e la si metteva ad asciugare.
Una volta asciutta, veniva posta sopra un’ascia dove la si batteva con dei bastoni. Da questa battitura, venivano fuori i filamenti.
Questi fili vegetali grezzi venivano dati ad una persona che aveva il mestiere, cioè un attrezzo che serviva a pettinare i fili.
Da questa pettinatura uscivano tre tipi di filatura: il primo, il tarzeul era il filo più fine, quello che avrebbe fatto il lenzuolo più bello; il secondo era un trama un po’ più grossa e il terzo (tozz) era riservato alla filatura meno pregiata, ovvero asciugamani e canovacci.
Quando venivano restituite queste matasse di filo dovevano essere sbiancate, ovvero lavate in acqua bollente dentro un grande mastello, con l’aggiunta di cenere.
Una volta asciugate, si poteva passare a realizzare, con il telaio, la tela vera e propria.
Il telaio era di proprietà familiare ed occupava almeno cinque metri su quattro di una stanza (come quello nell’immagine).
Realizzata questa tela, veniva di nuovo sbiancata, ovvero stesa nel prato e lasciata alle intemperie per circa un mese. Questo passaggio permetteva di sbiancare e ammorbidire la tela.
A questo punto la tela era pronta per essere cucita e ricamata. La tessitura della canapa avveniva durante i mesi invernali, prima di quella della lana, che si doveva tessere sempre con lo stesso telaio.
Le “razdore” (massaie) erano in grado di realizzare, con questi due tipi di tele, anche il tessuto per i vestiti da uomo sia estivi che invernali. Insomma la famiglia contadina dell’epoca era autosufficiente non solo nel mangiare ma anche nel vestire.
Barbara Bertolini - tutti i diritti riservati

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